Giannutri

 

 

 

 

Prime immersioni in Toscana, si inizia con Giannutri e tutto conferma le aspettative! E’ veramente un mare che merita di essere visitato e osservato a lungo. C’èdi tutto!
Moltissime altre volte mi sono immerso a Giannutri ed ogni volta è una nuova scoperta…Ho riportato con un cerchietto sulla cartina i principali punti di immersione, cliccando si raggiunge una sintetica descrizione.

Punta Secca
Punta Secca rappresenta di certo una delle più belle immersioni della zona. Subito a ridosso della Zona 1 dell’area protetta, ne risente i benefici influssi tant’è che qui il pesce sembra essere meno timoroso dell’avvicinarsi dei sub. L’ho fatta diverse volte, ma ogni volta è stato come farne una nuova, diversa, ma sempre splendida per lo spettacolo che offre e per l’eccezionale trasparenza dell’acqua. Lo scenario cambia in funzione dal punto preciso in cui si ancora la barca e dalla conoscenza, quindi dall’abilità, della guida, a dirigersi verso la cigliata che inizia intorno ai 23 metri per sprofondare, con un panorama ineguagliabile, sino ai 50. La barca di norma si ancora vicino alla costa e una volta in acqua bisogna percorrere un centinaio di metri per raggiungere la cigliata, una fascia ricca di poseidonia mediterranea e gnacchere (Pinne Nobilis). Giunti a circa -30m la parete, che scende veloce sino a circa 60m, si mostra con una rigogliosa presenza di gorgonia prevalentemente rossa alternata o coabitata da rami gialli. Tutta la parete è ricca di piccoli anfratti in cui trovano rifugio aragoste, murene e paguri. Guardando verso il largo è spesso facile assistere al passaggio vorticoso dei barracuda e dei dentici, mentre verso profondità maggiori si osservano corvine, mustelle, saraghi e cernie. La ricchezza della parete porta ben presto a quote elevate sforando la curva e, purtroppo, dobbiamo cominciare a risalire senza dimenticarci di prestare attenzione alle Pinne Nobilis ignorate in fase di discesa per andare poi a spendere i minuti di sicurezza sulla parete a ridosso della barca ove facilmente si potranno incontrare piccole aragoste e altre murene.

Secca di Punta Secca
Di norma questa secca viene utilizzata come seconda immersione durante i full day che vedono come primo tuffo Punta Secca, con il suo fondo a 60m….
Lasciando la barca ancorata a ridosso della costa, si discende seguendo la batimetria sino a raggiungere a circa -20m un masso, meta abituale per l’immancabile corvina, magari in compagnia di qualche murena, e scorfani di tutte le taglie. Si prosegue in un canyon che continua a degradare verso i -30m. Starà a noi decidere se seguirlo sino in fondo o restare a quote meno profonde. Compiendo un arco si riprende la via per risalire perdendo i tre minuti a 5m osservando tutti gli anfratti ove è facile incontrare interessanti soggetti da fotografare. Personalmente non ho mai provato grosse emozioni in questo sito e se posso evito, votando per altre località più interessanti.

Punta Scaletta
Prende il nome da due antiche scale romane che conducevano alla sovrastante Villa degli Enobarbi. La punta divide dalla Zona 1 dell’area marina protetta. Sul fondo ci sono anche i resti di una imbarcazione romana con frammenti di vasellame.

Le Auto del Nasim
Ancorando sul margine di Cala Maestra e puntando diretti verso il largo è possibile raggiungere in breve le carcasse delle auto del Nasim. Il Nasim II, infatti, durante il naufragio che lo vide affondare poco distante, perse il carico di 49 vetture che trasportava. Le incontriamo a partire dai 30 metri di profondità, quasi in fila indiana sino al relitto del mercantile a quota -60m. Senza voler raggiungere il relitto che prevede un’organizzazione specifica, è possibile osservare le carcasse delle vetture e dare un’occhiata da lontano al mercantile che giace sulla fiancata sinistra. Limitando in questo modo l’immersione è possibile evitare di sforare troppo la curva, sottoponendosi comunque alle previste soste quanto meno di sicurezza!

Punta Pennello
Staccandosi di circa 500 metri dalle rocce di Punta Pennello si raggiunge, a circa -25m, l’ampio cappello di una secca coperto di posidonia e pinne nobilis. Esisto due itinerari da scegliere per questa immersione, sempre seguendo la cigliata che sprofonda fino a circa 65 metri: il primo in direzione di Cala Maestra, dove la parete si presenta meno ripida con grandi massi ricoperti da gorgonie e spugne incrostanti; il secondo in direzione di Punta Ischiaiola, dove la cigliata scende verticalmente ricca di anfratti popolati da aragoste, astici, gamberetti, musdee e cernie.
La zona è caratterizzata da una massiccia presenza di pesce pelagico e dalla possibilità di trovare organismi che solitamente frequentano batimetriche più profonde: ricci melone, ricci matita, stelle gorgone. Facile avvistare i barracuda che si lasciano avvicinare per nulla intimoriti dalla presenza dei sub.

Anna Bianca
I pescatori locali raccontano che in una calma notte d’inverno del 1971 una esplosione ha diviso in due la nave Anna Bianca, facendola colare a picco in pochi minuti. Si dice che a provocare l’esplosione siano stati gli stessi marinai per frodare l’assicurazione…..
La mattina successiva tutta la costa era ricoperta da una finissima polvere bianca e molti, pensando si trattasse di cocaina, non esitarono ad immergersi per tentare un eventuale recupero. Propvarono una cocente delusione quando realizzarono che si trattatca di polvere di pomice.
Oggi, il relitto si trova a circa cento metri di distanza dalla costa, all’interno della parte Nord di Cala Ischiaiola, su un fondale sabbioso di circa 50 metri di profondità. Rappresenta indubbiamente un’immersione difficile dal profilo tecnico.
Il troncone di poppa, disposto parallelamente alla costa è poggiato sul lato di dritta ed ospita la sala macchine all’interno alcune musdee e grossi gronchi, ma ne è sconsigliata la penetrazione data la presenza di cavi elettrici che potrebbero creare problemi. Procedendo verso la prua della nave, è ben visibile il punto in cui si è spezzato il relitto. Non è difficile incontrare aragoste, astici nella parte più profonda e qualche pesce di passo.

Gli Archetti
Il sito è caratterizzato da alcuni archi naturali di roccia, interessanti e suggestivi, per i giochi di luce che si realizzano. Le pareti degli archi sono ricoperte da parazoanthus e spugne incrostanti, con un gioco di colori molto di impatto. Gli anfratti ospitano scorfani, aragoste e murene.

Punta Ischiaiola
Siamo nuovamente al limite della Zona 1 della riserva marina, per cui attenzione a non violare il confine! Ancorati a ridosso della costa, iniziamo l’immersione dirigendoci verso il largo percorrendo una distesa di massi colonizzati dalla posidonia. Dopo poco raggiungeremo la parete che dai 28 metri sprofonda verticalmente sino ai 45 metri. La parete presenta numerose spaccature ricche di parazoanthus e di tane per le aragoste. Non dimenticate di guardare ogni tanto nel blu per non perdere i branchi di dentici che spesso volteggiano in zona.

Punta San Francesco
Lasciata la barca in prossimità di Punta S. Francesco scendiamo rapidi verso il fondo a circa 15 metri, ci dirigiamo verso il largo, dove incontreremo una serie di massi e rocce ricoperte da alghe su cui si nascondono molti nudibranchi. Proseguendo verso il largo incontreremo una franata che ospita numerose tane di murene, polpi e cernie, sino ai 30 metri, quota dove il fondale cambia per correre rapidamente verso la sabbia a circa 50 metri di profondità. Il tratto più ripido è colonizzato intensamente da gorgonie gialle. Non è raro l’incontro con scorfani di generose dimensioni, mentre nel blu è facile scorgere i barracuda.